sabato 23 agosto 2008

Lesbo


Perversità in cucina!
Sibila il bollitore.
E' tutto una Hollywood, senza finestre,
la luce fluorescente ha crampi d'emicrania,
al posto delle porte pudiche strisce di carta--
tendine finte di scena, una frangetta da vedova.
E io sono, amor mio, una bugiarda patologica,
e la mia bambina--eccola, a faccia in giù sul pavimento,
marionetta senza più fili che scalcia per sparire--
è proprio schizofrenica,
panico è la sua faccia rossa e bianca,
le hai sbattuti i gattini fuori dalla finestra
in una specie di pozzo di cemento
dove lei non li sente che cacano e vomitano e frignano.
Tu dici che non la sopporti,
bastarda di una bambina.
Tu che hai bruciato le tue valvole come una radio di scarto,
libera da voci e da storia, i rumori
di disturbo del nuovo.
Dici che quei gattini dovrei affogarli. Che puzza!
E affogare anche la bambina.
Se è matta a due anni, a dieci si taglia la gola.
Il pupo sorride, lumacone paffuto,
dalle lustre losanghe del linoleum arancione.
Roba da mangiarselo. E' un maschio.
Dici che tuo marito non vale un fico secco.
La sua mammona ebrea gli sta di guardia al sesso
come a una perla.
Tu hai un bambino, io due.
Seduta su uno scoglio in Cornovaglia dovrei
pettinarmi le chiome.
Vestirmi da tigre. Avere una relazione.
Dovremmo incontrarci nell'aria, in altra vita e situazione
io e te.

Intanto c'è un fetore di grasso e cacca d'infante.
Io sono drogata e intontita dall'ultimo tranquillante.
Fumo di pentole, fumo d'inferno,
sommerge le nostre teste, due opposti velenosi,
le nostre ossa, i capelli.
Ti chiamo Orfana, orfana. Stai male.
Il sole ti da piaghe, il vento tbc.
Com'eri bella un dì.
A Hollywood, a New York, ti dicevano gli uomini:
"Ehi pupa
sei uno schianto! sei venuta?"
Tu fingevi, fingevi, per dargli il nonsocchè.
L'impotente marito si avvia fuori al caffè.
Tento di farlo restare,
vecchio parafulmine da parare
i bagni d'acido, i cieli-in-piena riversantisi da te.
Greve lui scende il pendio di plastica acciottolato,
scassato tram che manda scintille blù.
Le scintille piovono giù
in milioni di pezzetti come quarzo frantumato.

O gioia! O tesoro!
Quella notte la luna
trainava il suo sacco di sangue, stracco
animale
sopra le luci della laguna.
E poi diventò normale,
dura e netta e bianca.
Il luccichìo di scaglie sulla sabbia m'impauriva da morire.
Ne prendemmo a manciate, l'amavamo,
plasmandola come pasta, un corpo di mulatto,
in seriche focaccine.
Un cane si attaccò a quel poveraccio di tuo marito,
e lui tirò avanti.

Ora taccio, tutta odio,
fino al collo, fin qui,
d'uno spessore così.
Come vestiti buoni impacco le dure patate.
Impacco i bambini.
Impacco i gattini malati.
O vaso di acido,
tu sei colma d'amore. E lo sai chi tu odi.
Con la sua palla al piede lui va al cancello
che da sul mare
e il mare ci va dentro, bianco e nero,
e il cancello lo risputa intero.
Riempi lui ogni giorno di spiritualità
come una brocca. E non ce la fai più.
La tua voce è un mio orecchino,
sbatte e succhia, sanguinario pipistrello.
E' proprio quello. E' quello.
Tu sbirci, stanca ciabatta,
dalla porta. "Ogni donna è una vacca. Comunicar non si può."
Vedo tutto il tuo lindo perbenino
che ti si chiude addosso come un pugno di bambino
o un anemone, quello spasimante
del mare, quel cleptomane.
Io sono ancora cruda.
Ma ti dico che forse tornerò.
Lo sai bene a che servono le bugie.

Nemmeno nel tuo cielo zen t'incontrerò.

*S.Plath

**********************************************************************

decidere se sia meglio la sosta alla riflessione (che è la cosa più dinamica di tutte)
o farmi travolgere dall' onda dell'indignazione?
Farmi scaraventare nella piazza della partecipazione sarebbe facile, doloroso e ad essere sincera.. vecchio.
Non si fa il nuovo con i vecchi modi .

E i vecchi temi - mai così attuali - ci torcono le budella.
E' forse anche più aspra la condizione umana dal dopoguerra ad oggi..
Non ho più voglia di quel proceder lento, quel camminare dietro agli altri in processione.
(Io m'inseguo da me, già troppa gente frequenta lo zoo della mia mente)
Però faccio il tifo, questo sì.

Se solo si facesse il punto... E poi andiamo, dai!.. magari anche di corsa.

Non fa bene girare a vuoto..
Non basta mettere il pastrano di uno stesso colore per sentirsi affini e per l' efficacia dell'azione.
Una forte azione nasce da un comune pensiero "forte".. altrimenti meglio lasciar perdere.
Il fiume in piena ci porterà al mare o a sbattere contro un sasso. Fine della corsa.

Io preferirei andare al mare ma.. per navigare bisogna averci la rotta.. "idem sentire" e forza.

Idem sentire e forza anche solo per piantare un albero.


sabato 2 agosto 2008

a te che passi di qui...

.. per qualsiasi motivo, io sto partendo.

Una breve pausa a lungo attesa ma non mi lascerò scappare l'occasione di scrivere
un post da qualche scalcinato point gestito da extracomunitari.
(Oltre alla postazione puoi troverci salse indiane, cous cous e spezie varie).
Se poi il parente fosse normale mi farebbe accedere al suo pc...

A te che stai leggendo dunque.. in un certo senso non ti dimenticherò, qui è il luogo che
prediligo per la riflessione e qui si mette in atto il "nuovo" modo di comunicare.

Questa cosa sì che è globale! e ne è un aspetto positivo, tu potresti essere in Germania
(ciao "Mago" da Stoccarda se mi leggi!)
e siamo comunque vicini.

Ciao Serenella, compagna di risparmio e fatiche.. ;-)
ciao Daniele.. guarda che vengo dalle tue parti davvero!
ciao Antonio S., ciao Roberto C. e ciao a tutti i silenti lettori che so esserci
anche se non capisco chi siano..
a presto.
baci
Camilla

giovedì 31 luglio 2008

bloggers a fuoco lento

Sabina Guzzanti e bloggers a fuoco lento..

non so voi, io sto friggendo a fuoco lento, vedo la mia materia grigia saltare, arricciarsi sulla piastra. Come i vostri ricchi calamari alla brace..
(abbiam fatto un gran bagno, hai visto che mare?)
Brutta immagine, lo so, troppo cruda ma questo è il momento.
Anche fingendo che sia tutto "normale"
- uno schifo di fango dove ancora si poteva camminare -
beh, lo sapete, non è così.

La vita personale non è.. e non può farsi astrazione.
"Diventare un po' più in là" di quella normale..
e allora esser guitti per far passare il tempo?
forse è rimasta l'arte del reciproco conforto per non lasciarsi andare.

Da sempre fuggo dalle visioni dell' apocalisse ma, ora?
ci siamo dentro fino agli occhi.
Non usiamo lo stupido nome "apocalisse", non c'è bisogno.. basta dire:

guarda!... e adesso?

Finchè il fuoco non ti lambisce (e io c' ho passato la vita) neanche puoi immaginare.
Il crollo del castello di carte, il cumulo di menzogne della società del benessere, della società dei consumi !
Eccola qua - dirà qualche Ammatronata Benpensante in Sdraio - eccola qua la "catastrofista"...
No, signora, lei sbaglia.. ero come lei fino a ieri, ma non lo sapevo.

Intende ancora aspettare signora? per accorgersi che esistono altri che arrancano mentre s'immerge tranquilla nel mare?
in fondo io non sono disperata, per ora.. appare ancora tutto normale.











martedì 29 luglio 2008

Philippe Daverio e poi.. la "forma"

Caro Philippe Daverio!

questa mia.. per dirti la gratitudine.
Ho scoperto quel tuo programma, Passepartout, su rai tre, nel travaglio di un post prandium in prossimità d' infarto.
Avevo mangiato tanto - sai le domeniche invernali? - finito il torneo gastronomico, tripudio di carboidrati, proteine, grassi.. eccetera, credevo di soccombere.

Con occhio vitreo vedevo qualcosa di strano, un vistoso papillon, attaccato al quale c'era un uomo.
Il signore ( eri tu) parlava in maniera stentorea, sillabando le parole, proprio.. al caso mio.
Riuscivo a capire lo strano linguaggio che non era mirato a diversamente abili, ma pareva piuttosto studiato per la fascia non protetta degli ubriachi.

Parole ben separate fra loro affinchè l'ubriaco potesse, almeno leggendo il labiale, comprendere di cosa tu stessi parlando!

Io che non ero ubriaca, ma solo prona come una porchetta, capivo benissimo e trovai originale la formula "comunicativa".
Da allora non perdo una puntata di Passepartout, che come tutte le cose belle dovrebbe passare in primissima serata quando Tutti possono goderne.
Oddio, tutti no.

al liceo mi era capitato di studiare storia dell'arte e in confronto è come paragonare la cucina di Fratta a Chez maxim.

Come ti dicevo dopo quella storica sbronza di cibo ho preso l'abitudine di vedere Passepartout.

Io ho l'impressione, come direbbe il geniale Paolo villaggio, che tu abbia una cultura mostruosa!
oppure sono io un po' ignorante... incantata dalla conoscenza di ogni particolare che tu vivisezioni da tutte le posizioni.. in una specie di kamasutra della conoscenza.
La tecnica, il periodo storico, la biografia, il gossip d'epoca.. e mille particolari che presuppongono uno studio matto e disperatissimo o uno staff di ricercatori formidabile..
Ma ben venga anche lo staff. Gli si faccia un monumento!
Viva la storia dell'arte, caro Philippe.. (Filippe?)
che traduci da tutte le lingue, cazzo.

a presto Filippe, mi sono persa l'arte giapponese, che fai?
una replica, no?..
ciao!

ciao gente!

ma se basta girarsi dall'altra parte un attimo per trovare commenti "caldi"... beh, va bene!
ho lavorato duramente, sguazzando nel sudore mio e dell'aria sospinta da un pallido scirocco,
neppure africano.
Secondo me lo produciamo noi con puro inquinamento italiano.
Aria piena di "nani&particelle" vaga, si sposta, un po' qua , un po' là.
Dal 1971 se ne parla, stendiamo un lenzuolo pietoso sulla quaestio fumi e odori d'Italia.
Comunque Serenella, Antonio e prezioso Daniele!
Mi avete presa in contropiede, grazie della visita.
Mi sto affannando a offrire the freddo, karkadè e perchè no un po' di Sangria.
Qualcosa prenderete pure, no?
Lo so, fa caldo ma le pale sul soffitto girano.. girano e fra poco ne sentirete gli effetti.
Adesso vado in cucina, aspettatemi.
J'arrive...
:-)

domenica 27 luglio 2008

Monica Vitti, dove sei ???

Antonio, ti dedico il mio nuovo post, anche se di te non so nulla e mi sembra un peccato.

Non so se saresti d'accordo, ma oggi vorrei parlare di Monica Vitti e se mi resta un po' di tempo anche dell'irresistibile Filippe Daverio.

Mi sono svegliata pensando a Monica Vitti.
Non do i numeri, vuol dire che il film di ieri mi ha strappato qualche risata ma innanzitutto che ero di buon umore, il che è di per se un avvenimento pazzesco.

cara Monica!

o forse è meglio dire:
cara "ragazza con la pistola" oppure.. "amore mio aiutami"!..
credo che in tutti i personaggi ci sia una parte personale tua, vivissima e molto naturale.
Non so però fino a che punto la rigorosa docente di teatro somigli a tutte le sue donne...

Fatto sta che mi sento rappresentata più da te che da qualsiasi attrice italiana.
Anche nella situazione che non mi è mai capitata lei (tu) in qualche modo mi somigli molto.
Spero di non offenderti.

Ad esempio la riga di sganassoni sulla spiaggia provenienti da un insolito e gelido Albertone è la stessa che ho sfiorato e non ho mai preso ! Forse perchè ho visto quel film..

Sento di somigliarti in quella che comunemente verrebbe definita "goffaggine" e nelle piccole, innocenti mascalzonate a cui ricorri quando sei in difficoltà.
Vedi, ancora parlo come se tu fossi realmente il personaggio.

Perchè ti preferisco alle altre "meravigliose" attrici italiane?
perchè sei la meno provinciale, quella meno legata - anzi per nulla legata -
all'eterno femminino italico. Non sbatti le ciglia e se lo fai è per legittima difesa o perchè sta per partire il ceffone con rincorsa, sai quello...
La mia amica inglese.. dice che sono l'unica italiana che non cambia voce quando arriva un uomo.
Dato che vive qui da molti anni io lo considero un gran complimento.
Sostiene davvero che noi donne italiane cambiamo voce appena entra in scena un uomo.

Forse si spiega così il fatto che le italiane in politica hanno sempre più spesso alcuni calendari alle spalle. Il back ground politico-culturale.
Banalmente credo che la donna italiana, soprattutto se bella, si prenda troppo sul serio.
Perde autoironia. Un disastro.
Dovendo scegliere se essere spiritosa o sedurre, in genere sceglie la seconda opzione.
- Zitta e sorridi cara, ora senti cosa ti racconto...-
qui noi ci addormentiamo, cara Monica.
(ti piace lo stile confidenziale?)

Io mi sono addormentata come un'anatra di piombo mentre lui parlava di se.
Lo so, sono cattiva, ma per fortuna tu mi hai fatto capire come si possono evitare gli schiaffi.

segue...

sabato 26 luglio 2008

Technorati Profile

cola il silenzio


ed era inevitabile.
Da sette anni non ascoltavo la voce che mi esorta al silenzio.
Del resto nulla si può più dire dove non ci sono orecchie, dove occhi abbacinati contemplano
la bugia.

Così, deve calare il silenzio.
Uno dice ma.. perchè cala il silenzio?
Perchè le voci consapevoli non hanno più scelta.
Non c'è più nulla che si possa dire davanti alla barbarie dell'ignoranza coltivata e ostentata.
davanti all'apologia della disonestà, dell'arroganza della sopraffazione...

Dunque il silenzio cola.. come la cera dalla candela, che lentamente copre e incorpora ogni cosa al suo lento passaggio.
Il silenzio della verità, in mezzo al fragore della bugia, si fa immobile sotto la cera dell'accondiscendenza e della paura. La cera gli si raffredda sopra - rapidamente - e la verità non ha più voce, chissà per quanto.

C'è chi ancora parla ma.. ormai quasi nessuno a
scolta.
Ognuno è impegnato nell'immediato, nel tentativo di affermare il proprio ego.

Ad ogni costo, fino all'ultimo respiro, fino all'ultima pietosa bugia di chi dice:

" io non mi vergogno "


*si consiglia l'ascolto di "Die Dreigroschenoper"*


giovedì 24 luglio 2008

collera

come una tromba d'aria...

ci sono cascata dentro, a farmi muovere il cuore da una voce petulante
che ha il dono di dire la cosa sbagliata nel momento giusto.
E non viceversa naturalmente.

Eccomi qui, a rifugiarmi nella mia tana.
si fa per dire...
vediamo se riconosco il posto..

questa è la terrazza con le canne di bambù, il tavolo in legno.. la sediadondolo in vimini..
e poi la pianta carnivora.

La osservo da vicino, è bellissima.
Le foglie sono fauci dentate, spalancate come per un morso.

- sto ancora bruciando di rabbia -

dentro le sue fauci c'è il "mosquito", tale quale al moscerino nella tela del ragno.

Una gran voglia di mordere ce l'avrei anche io ma è molto meglio ritrovarmi nella riflessione.
E quando l'ingiustizia brucia tutto, non rimane neppure il prato.. se lo saranno comprato?
eppure più buia è la notte più vicina è l'alba.. si diceva un tempo.
Ma quanto dura questa notte?

a volte sembra sia appena cominciata, in altri momenti par di vedere, tra i fumi, un fil di luce, aaltroché "levarsi un fil di fumo".




SEGUE...

mercoledì 23 luglio 2008

polvere, fango.. pietre

questo blog dovrebbe essere appartato, silenzioso e tranquillo.

Un posto dove riflettere e dialogare.. anche negli spazi troppo angusti riservati ai commenti.
A proposito! ai temerari che mi scrivono (e che apprezzo molto) vorrei chiedere di inviare i loro nuovi commenti, se ci saranno, al post del giorno.

In questo modo chiunque potrà leggerli, per così dire, in tempo reale, altrimenti verrebbero letti (non da me che li ricevo comunque) solo se si va a ritroso, cosa che difficilmente accade.
Se un commento è fresco.. di giornata, è giusto trovarlo lì.

un momento..

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allora dicevamo?
beh, ho titolato il post polvere, fango.. pietre.

Non a caso.
Il fragore di polveroni indistinti, di chi scaglia pietre... non è affatto casuale.
E' funzionale alla tensione. Mi riferisco al sociale da cui rifuggo in questo blog.
Detto questo qual'è la mia flebile protesta ( che poi rivolgo a me stessa)?
è l'incapacità di mantenere questo luogo immaginario incontaminato dal
fragore e della confusione della "informazione".

Nulla è limpido, non vi sono certezze alle quali aggrapparsi..
ma forse il senso di tutto è proprio questo: prendere le distanze dai polveroni
(veri o ad hoc?) dalla violenza delle pietre dei continui iugula..
che ricordano gli antichi romani al Colosseo.


In fondo, avere un luogo di "meditazione", ristoro e perchè no.. condivisione, sarebbe la cosa giusta per comprendere sì le proporzioni ma anche cogliere i punti deboli.. gli anelli che non tengono e lì agire.
ma quanta pazienza e forza per mettere la distanza riflessiva e distinguere il reale da ciò che è illusione.
Che immensa fatica la scaletta delle priorità.
(Scusate ma questa è la mia ossessione..)

Solo in apparenza i "massimi sistemi" distraggono, in realtà mettono tutte le cose a posto e nel giusto ordine.
Un po' come dire che la filosofia non è un lusso fine a se stesso ma la solida base d'appoggio per le cose di ogni giorno.
e quando dico filosofia non intendo quella scolastica (che può esserci di grande aiuto) ma lo sforzo
di fare filosofia ogni giorno.
Ed ecco che uno s'immagina il break del manager alla seduta di yoga: bene, è l'esatto contrario.

Anche lo yoga è una cosa seria, non si può ridurlo al senso di una prolungata
"sigaretta"che avrebbe solo lo scopo di darci "fiato" per gettarci ancora
nell'agone .

Che orrore vedere contaminarsi, giorno dopo giorno, anche le cose più alte..
divorate dagli spot pubblicitari che tutto appiattiscono.
Tutto mescolato, le migliori cose contaminate, degenerano..
perchè se ne ignora il significato originario.
Perchè vengono collegate a una marca di grappa o a un nuovo tipo di lingerie..
Queste cose abbattono l'umore.

Ed è per questo che non riesco a scrollarmi di
dosso la banalità, la volgarità della barbarie dei consumi.
La logica perversa del profitto ad ogni costo, le ingiustizie sociali, l'inesistenza
dell'informazione.. e tanto altro.
E proprio nominandole qui mi sento contradditoria.

Devo salvare questo posto che vorrebbe rintracciare il reale.

domenica 20 luglio 2008

in che mondo viviamo ?

oltre questa veranda pseudo-tropicale c'è nebbia e una brezza presuntuosa smuove l'aria solo di tanto in tanto.
In fondo qui si sta bene.
Le canne di bambù oscillano appena, la drosera che abbiamo in affido sta bene e possiamo verificare che, pur così piccola, è davvero capace di "mangiare" i moscerini che la penetrano.
La drosera ce l'ha affidata un giovane amico che è in barca a vela, dunque la piantina carnivora è nostra ospite.
Mi viene in mente l'abusata frase:

in che mondo viviamo?
dove eravamo mentre il corso delle cose prendeva questa piega?

Io lo ricordo bene: tutti dediti al conseguimento dell' immediato benessere.
Napoli non è che l'illustre avanguardia della "modernità" del pianeta.
Siamo tutti coinvolti.
Questo modo di vivere è praticamente finalizzato alla spazzatura, essendo stato abolito, sbeffeggiato in ogni modo il pensiero sano:
prendere solo ciò che occorre, avere cura delle cose, aggiustare ciò che si rompe e ricordare che siamo ospiti della terra, non il contrario.

Tutte cose risapute.. mai digerite a quanto pare. C'è chi sbuffa annoiato, ma questo è solo il segno della sua stupidità. Intendo la "stupidità" nel senso di ciò che ho detto in precedenza alla pagina dei "cavalieri neri".

Fra l'altro gli animali - avidi e appunto.. animaleschi - sono molto più accorti di noi
(noi aspiranti all'onnipotenza e un po' cretini) perché hanno saputo amministrare la Terra alla perfezione, in armonia coi ritmi naturali e le leggi universali della fisica.
Quello che è dotato di ali vola, quello dotato di branchie nuota, gli altri "camminano".

Posso anche capire il desiderio umano di andare oltre ma pare esserci un limite al conseguimento della "divinità".
Potremmo accontentarci ( si fa per dire) di condizioni spiritualmente più elevate invece di buttarci come stupide fionde giù da un ponte o volare sul mare agganciati a un motoscafo.
Le emozioni a pagamento non costano nulla in confronto agli sforzi della mente o se preferite.. dell'anima.
Non deve essere etichettata, questa riflessione, come ritorno al passato.
Mi verrebbe da dire (se non fosse il titolo di un film) ritorno al futuro, ossimoro molto divertente.
Per tornare al futuro bisogna avere un tema, una traccia. E questa dovrebbe essere indicata da qualche forma di spiritualità o semplicemente di buon senso, non dal profitto.







sabato 19 luglio 2008

buonanotte anime in fiamme

il computer ha puntato i piedi e non ha ripreso a funzionare che poco fa.

E pensare che mi è venuta un'idea molto semplice: ho intenzione di ospitare gli scritti dei
passanti di qua. Naturalmente secondo un minimo di rispetto, di ascolto reciproco e ricerca di una accettabile (quando possibile) sintesi.
E' un'idea che mi erotizza molto.

Domani sera vorrei già pubblicare qualche spunto dai vostri contributi per sviluppare un dialogo davvero caldo e avvolgente.
Direte voi caldo? , lo so fa troppo caldo ma.. ho detto così per dire.

Vedete com'è confortevole questo non-luogo? sentite il silenzio fecondo dei pensieri?

adesso devo proprio scappare

e tu.. quando esci spegni la luce!

giovedì 17 luglio 2008

metalmeccanica

Serena,
non ho idea di chi tu possa essere! e non so quale sia il tuo vero nome...
Però sembri portata al dialogo e coglierò l'occasione, rivolgendomi a te, per parlare di rudimenti di dialogo.
(Non ricordo un periodo di tale sordità quanto l'attuale!).

Abbiamo perso completamente il senso dell'ascolto.
L'ascolto profondo non è.. l'orecchio (o l'occhio) distratto che coglie poche "parole in corsa".
Chi non sa ascoltare ha spesso la presunzione di sapere già ciò che sarà detto.
Non ascolta e quindi non vede l'ora di "dire la sua" per compiacersi forse del suono della propria voce.
Si da il caso che già comprendiamo la realtà attraverso personalissimi filtri e cioè
la nostra storia personale, i nostri pregiudizi, le paure, le speranze, i ricordi!
tutto questo bagaglio pone griglie o addirittura specchi deformanti al reale.

Questo accade normalmente quando prestiamo ascolto, figurarsi poi se non ascoltiamo tutto ciò che l'altro ha da dire...
Il dialogo dunque non esiste e diventa un groviglio inestricabile di affermazioni assertive, categoriche che non prevedono l'esperienza rivoluzionaria del cambiare idea.


mercoledì 16 luglio 2008

sogni rarefatti

tempo fa ho invitato a pranzo una ex docente che non vedevo da tempo.

Avevo appena letto "la forza del carattere" di Hillman, ed ero, per così dire, innamorata del "nuovo".
Quel nuovo che mi "contamina" e mi fa sentire piacevolmente feconda.
Stato di grazia che non tutti i libri riescono a regalare e naturalmente solo in quel momento (molto peculiare) perchè.. prima o dopo, passerebbero inosservati.
I libri ci "chiamano", non siamo noi a sceglierli.

Dovessi dire cosa mi è rimasto del sostanzioso volumetto non saprei dirlo e purtroppo non lo trovo più neppure in libreria.
E' un libro che rompe gli schemi, capace di entusiasmare anche il più catatonico dei vecchi.
Io non sono vecchia ma ho provato, leggendolo, un senso di liberazione, di giustiza compiuta:
il tabu della vecchiaia scardinato e lo stereotipo del "vecchio" mandato gioiosamente a gambe all'aria.
La prima parte è molto divulgativa e mi pare che freni la lettura del lettore roditore, spesso frettoloso.
Ho dovuto pazientare non poco (forse trenta pagine?) per entrare nel Nuovo.


martedì 15 luglio 2008

lavorar soli

per fortuna al momento sono sola, lavoro in silenzio!

Questo favorisce voli mentali, squarci immaginifici e mille idee, al punto di trovarmi costretta a prendere appunti su pezzi di carta.. che regolarmente svaniranno appena giunta alla tastiera.
E chissà cosa avevo da dire di tanto importante, ora è svanito.

La mia mente è bersaglio di continue sollecitazioni, troppo intense, che brillano nell'attimo come i sassolini colorati e i cocci di bottiglia che il mare grattugia avanti e indietro sul bagnasciuga.
Forse sono solo cocci di bottiglia i massimi sistemi nei quali mi dibatto e oltre i quali mi disoriento, nemmeno fossi io "faber" universale.
Eppure quanto più mi allontano nella riflessione tanto più tutto è chiaro.

Questo è il periodo della riflessione sul materno.
I genitori sbagliano sempre, comunque facciano, tranne alcuni "sacrestani" che sembrano clonare i propri figli.

Nella maggior parte dei casi non solo i genitori falliscono il progetto (malato) di perpetuare se stessi tramite i figli ma addirittura, spaventati, si trovano davanti a perfetti sconosciuti.
Quel bambino non esiste più, c'è un ragazzo dai lunghi piedi e un po' di barba schizofrenica.
Non vuol più baci e, di colpo, ti fa sentire perversa.

In questo periodo raccolgo le confidenze di alcune madri "diverse", intendo quelle come me.
La sensazione è quella, beffarda, che i genitori più amati, rincorsi, bramati dai figli siano proprio quelli che li amano meno, forse persino anaffettivi. Quelli freddi, autoritari.. irraggiungibili, un po' come mia madre che non si capisce cosa provi.
Fastidio.
La sua funzione di riproduttrice l'ha svolta da un pezzo e come una leonessa lascia i cuccioli più grandi e se ne va (dove? è vecchia) mentre io ricordo ancora che ci siamo amate.. cioè, ricordo che io l'ho tanto amata.
Anche io sono cambiata. Tutti cambiamo. L'idea del distacco da lei non mi fa più orrore come un tempo quando al solo pensiero bisbigliavo no, no, no... perché anche io ho un figlio e tutto cambia, e - come lo stivaletto malese - torcendo fino all'urlo, ti costringe a cambiare, che tu lo voglia o no.

Il figlio della mia amica S. la fa soffrire troppo, gratuitamente, con un senso di rivalsa apparentemente irrazionale...
Ho la forte sensazione che lui non la conosca affatto.
Preferisce il padre lontano che fa i cazzi suoi e che ogni tanto sgancia denari.
Decisamente molto più di quelli che può raggranellare la cara S.
Lavora come una specie di schiava, in solitudine.
Ripeto lui non conosce affatto la madre. Ed è possibile che i nostri figli conoscano una brutta caricatura di ciò che siamo stati e in effetti non siamo più...
Nonostante tutto questo, a modo loro, ci vogliono bene ma questo è un discorso sempre più lungo.
per 'stasera basta, va..

domenica 13 luglio 2008

caro Jannacci

Oggi, uno dei tanti "amarcord" televisivi, c'erano cantanti.. attori e anche Cochi e Renato,
e poi tu, genio volatile, mi hai fatta piangere... di commozione dai! cos'hai capito?
Erano lacrime di gioia e nostalgia.

Caro Enzo,
che strano scrivere a Jannacci.
(E neanche lo saprai mai)
ti ho visto tempo fa, eri malinconico, t' eri commosso e non avevi le parole..
credo di saper perchè.
nella platea, tanta gente ma non c'è più nessuno!
Le tue pause e i tuoi silenzi sono i miei.
E non è che siamo vecchi amico! no no..

sembra che siam rimasti in tre..
con 'sta sbronza di sensibilità
che non se ne va.

se aspetti un attimo vado a cercarti su you tube..
eccoti qua...

venerdì 11 luglio 2008

seguire la "pancia"

Quanti tentativi di legittimare l'attuale barbarie con pretestuose citazioni antropologiche...

L'antropologia è cosa seria e non si può estrapolare ciò che ci piace per piegarlo al sentirsi tutti nel branco caldo, "tutti insieme appassionatamente", (ma soprattutto con la coscienza a posto) in atteggiamenti primitivi che favoriscono la decadenza.

La decadenza è spesso associata all'anticamera di bruschi peggioramenti della convivenza civile, è meglio ricordarlo.
Siamo sempre più "immediati" (continuerò ad ammorbare i passanti del mio blog con questa riflessione) anche in virtù - cosa banale a dirsi ma non del tutto chiara - dei nuovi ritmi che ci impone la tecnologia.
In questa corsa vertiginosa che coinvolge ormai tutto, per "fare presto", per essere immediati (negando quindi la distanza riflessiva) deve andar bene tutto! anche e soprattutto la "pancia".
La pancia non riflette, la pancia fa agire.. non importa come, nè passando su chi e che cosa...

e ora il testo di sparring partner , Paolo Conte:


è un macaco senza storia,

dice lei di lui,

che gli manca la memoria

infondo ai guanti bui�

ma il suo sguardo è una veranda,

tempo al tempo e lo vedrai,

che si addentra nella giungla,

no, non incontrarlo mai�



Ho guardato in fondo al gioco

tutto qui?� ma - sai -

sono un vecchio sparring partner

e non ho visto mai

una calma più tigrata,

più segreta di così,

prendi il primo pullmann, via�

tutto il resto è già poesia�



Avrà più di quarant'anni

e certi applausi ormai

son dovuti per amore,

non incontrarlo mai�

stava là nel suo sorriso

a guardar passare i tram,

vecchia pista da elefanti

stesa sopra al mac adam�


giovedì 10 luglio 2008

volgare e termini mutanti

ieri ho trascurato di dire qualcosa sull'etimologia del termine che è già ben nota.
Volgare da volgo, il popolo.. la gente comune.. la vita quotidiana.
Sguaiato, triviale e così via.

E' innegabile però che le parole riescano a mutare significato , con lo scorrere del tempo,
che possa cambiarne l'accezione, come per il termine snob che non ha più il significato originale.
E' mutato.
" S. nob. " voleva dire sine nobilitate e cioè senza nobiltà, oggi diremmo "senza classe".
Ora lo stesso termine indica persona che ha sì qualcosa di "aristocratico" ma lo ostenta in maniera sgradevole.. molto diverso.
Credo che ormai questo valga anche per termini politici, estetici..
Un esempio è il termine "comunista" il cui significato ha oggi per il volgo mille significati personalizzati e così per il termine romantico che del tutto erroneamente sta per dolciastro, melenso.
Così è per il femminismo e tanto altro.
è tardi!
a presto.

mercoledì 9 luglio 2008

ciò che è volgare

volgare è un accostamento, una posa.. un'ammiccamento, un orribile compromesso..

E' davvero difficile definire il senso del volgare.
Non è volgare lo stereotipo della parolaccia, ma qualcosa di inafferrabile e provo a cimentarmi in questa analisi peraltro già affrontata da voci più autorevoli!

Accreditati studi ci hanno spiegato quello che già sapevamo da tempo e cioè il fatto che usiamo intercalari, parole di chiara evidenza sessuale ormai totalmente privi della valenza primigenia... e quindi non più volgari.

Scandalizzarsi per una parola greve è non solo ridicolo ma disonesto.
E' nascondersi per non vedere.

segue... più tardi ora mangio.

martedì 8 luglio 2008

e il quarto cavaliere?

me lo sono dimenticato.
Era il cavaliere nero della disperazione.
Ne siamo circondati e la vediamo, ce l'abbiamo dentro o... siamo così superficiali
o fortunati che non sappiamo vederla.
A volte ci serve trasformarla in modo alchemico.. e dapprima esperienza diviene poi
forza.

domenica 6 luglio 2008

di ritorno, al piccolo

e adesso che mi sono tolta lo sfizio di rileggere il Micheli e.. rubarne qua e là ottime frasi, torno
al piccolo, dimensione che prediligo.

Mah!.. quasi quasi.. una poesia di Silvia Plath. Dedicata a te, Camilla volante.

CANTO DEL MATTINO

L'amore ti ha messo in moto come un grosso orologio
d'oro.
La levatrice ti ha schiaffeggiato sotto i piedi e il tuo
nudo grido
ha preso il suo posto fra gli elementi.

Le nostre voci echeggiano, esaltando il tuo arrivo.
Nuova statua.
In un museo pieno di correnti, la tua nudità

è ombra sulla nostra sicurezza. Ti stiamo intorno
vacui in viso come pareti.

Non sono tua madre più di quanto
lo sia la nuvola che distilla uno specchio per riflettere
la propria lenta
cancellazione per mano del vento.

Per tutta la notte il tuo respiro di falena
tremola tra le piatte rose rosa. Veglio per ascoltare:
un mare lontano si muove nel mio orecchio.

Unn grido, e scendo dal letto incespicando, pesante
come una mucca e floreale
nella mia camicia da notte vittoriana.
La tua bocca si apre pulita come quella di un gatto.
Il riquadro della finestra

s'imbianca e inghiotte le sue opache stelle. E ora tu
provi
la tua manciata di note;
le vocali chiare salgono come palloncini.

quarto cavaliere nero: collera

la collera è caratterizzata da maggiore forza vitale.

La persona è ancora insicura e impaurita, da questa posizione appena più elevata si sente minacciata e diviene aggressiva, anche senza motivo reale.
E proprio a causa dell'insicurezza della condizione collerica assume atteggiamenti quali orgoglio, odio, arroganza, prepotenza, volontà di dominio , esibizionismo...
Inoltre la collera viene spesso mascherata da paternalismo.

"A livello politico il mondo di Collera produce il nazionalismo, il fanatismo, l'intolleranza e l'autoritarismo, le lotte intestine e la conflittualità fra gli stati. La guerra, con la sua scia di morte e distruzione, è la manifestazione più tipica di questo stato vitale."
( C.Micheli )

sabato 5 luglio 2008

avidità e potere

torniamo ai primi rudimenti, al primo banco...
coraggio, è bene pensare di tanto in tanto.

Avidità è parola che si dice da sé, al punto di apparire banale.

E' una fame continua, inestinguibile.
Quando l'avidità va oltre la naturale funzione di conservare la vita e diviene "fame" incessante di "cibi" sempre nuovi è una vera escalation.

Ciò che è importante sapere è che in questa condizione non siamo noi a scegliere i desideri, sono loro che scelgono noi.

L'eccesso di ambizione ne è esempio evidente e spesso si accompagna ad avarizia, invidia e gelosia.
Se non si controlla questa "fame" si arriva alla bramosia di fama e potere.

Questo discorso può apparire oggi anacronistico per la maggior parte della gente.
Il solo fatto di arrivare a umiliazioni, persino sofferenza... pur di partecipare all'Isola dei famosi o altri reality la dice lunga sull'avidità di fama, di cui si può restare vittime.

Vittime appunto di macchine del desiderio che... scelgono noi!

A livello politico è questa "fame" perversa a far sì che chi si arricchisce (a volte a a dismisura)
sia assolutamente indifferente alla povertà degli altri.

Gli stessi politici ne sono vittime, l'ossessiva "fame" di potere e visibilità li catapulta lontano
dal sociale come asteroidi impazziti e spesso molti di loro fanno una immensa fatica a ricordare
il "generoso" motivo dal quale erano partiti.
Accade a tutti noi... impiegati, show girl, giornalisti, operatori della finanza o imprenditori, è sempre la stessa "fame" a sceglierci.

Nel sociale l'atteggiamento avido, questa "fame"insaziabile è alla base di molti squilibri come
l'esistenza di paesi sottosviluppati, disoccupazione, evasione fiscale, corruzione, illegalità e
sete di potere.

Sia ben chiaro, quelli che chiamo "cavalieri neri" sono quelli che ho potuto mettere a fuoco per la prima volta tentando di approfondire per molti anni lo studio del Buddhismo.
Il marxismo infatti non mi aveva messa in grado di vedere così bene la centralità dell'uomo.

E' infatti l'uomo a "fare la società" e non il contrario.
Lo dimostra molto bene il fallimento della politica di oggi, cambiano le "scatole" ma non cambia
il contenuto. Non è un problema di simboli, apparati, definizioni di correnti e parole e.. non è neppure un problema di "immagine"...

giovedì 3 luglio 2008

dall'immediatezza all'avidità

In amore è una storia ben più complicata.
La prima spinta immediata all'accoppiamento è quella animalesca, finalizzata appunto
(più o meno consapevolmente) alla riproduzione e quindi alla continuità della specie.

Tutto il gran "fuoco" sensuale ci porterà infatti, prima o poi, alla riproduzione.
A "innamorarci" di un figlio, nostro figlio...
Naturalmente tutto questo discorso è evidente solo a grandi linee mentre per lo più sonnecchia nel profondo.

Spesso accade (ora più che ai tempi dei nonni) che passioni extra coniugali si rivelino
sì clandestinamente "peccaminose" ma più vicine al senso d'amore che non avevamo "preparato"
per noi e che ci appaiano quindi "nuove" (solo perchè in teoria si sarebbe pronti per il salto evolutivo verso l'Amore).

Dopo la fase riproduttiva spesso la coppia si risveglia a un sesso ludico, in un certo senso.. poco più evoluto di quello riproduttivo.
La funzione riproduttiva è esaurita e, se la coppia è molto fortunata, scopre una relazione basata su affinità diverse.

In molti casi invece, almeno uno dei partners si getta in relazioni nuove, spesso squallide, ma sempre meno interessate al "vecchio" sesso di tipo "riproduttivo".

Non sto affatto facendo l'elogio del tradimento ma banalmente una constatazione da "storico".
Infatti la coppia "peccaminosa" intreccia i corpi, per così dire, fino a cadere al punto di stallo in cui il gioco animale è finito, tutti i "giochi" sono fatti, salvo eccezioni.
Molti infatti ripetono ancora il "vecchio": nuova coppia, altro figlio... e così si ritorna al "via".

E qui, se proseguissi, ci sarebbe davvero tanto da dire
ma sulle relazioni amorose tornerò semmai in seguito.

Questo non era che una banalizzazione dell'immediatezza/animalità quotidiana in cui tutti ci possiamo riconoscere.

martedì 1 luglio 2008

i cavalieri neri..

prima di scrivere ho cliccato qui sopra. La profonda voce di Jimi Hendrix pare darmi l'energia di cui ho bisogno per i cavalieri neri... ne ho accennato al post di ieri.
Li chiamo così per comodità, loro ci tengono in pugno praticamente tutti i giorni.
Non siamo eternamente posseduti dal male perché ognuno di loro
( come le monete) ha anche una faccia "buona" e quella la tengo come asso nella manica, per tirarci su il morale.

Siamo animali (i più autodistruttivi del pianeta) e la nostra prima caratteristica animale è agire d'istinto.

In modo immediato.

L'essere immediati riguarda l'agire senza troppo pensare e talvolta senza pensare affatto.
Senza meditare.
Perfetto se si tratta dell'istinto di aggrapparsi al tronco in un fiume in piena o del super udito della mamma quando il figlio è neonato; (la zebra annusa l'aria, fiuta il leone e scappa, i babbuini si accoppiano per riprodursi, il salmone risale la corrente per deporre le uova e gli esempi di "istinto" si sprecano).

L' immediatezza diventa però un freno alla spinta evolutiva quando diventa stile di vita o ne influenza gran parte.

Spesso si apprezzano persone "aggressive" in virtù del fatto che ci appaiono "dirette", prive di ipocrisia ma spesso non è così, si tratta di persone che tendono o impostano la loro vita all' immediatezza, all'immediata reazione (non mediata dalla riflessione).
C'è molta confusione in merito.
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Prendendola molto alla lontana vorrei riflettere sulla speculazione edilizia fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, salutata da tutti come misuratore di felicità nazionale.
Se mi fermo a riflettere ricordo i cantieri (almeno quelli che vedevo io) nascere uno dopo l'altro nel giro d'una stagione. Andavo in campagna e c'era una villetta in costruzione.
Il mattone, il cemento mangiavano il prato incolto, estirpavano vigorose erbacce.. e, per me che ero piccola, questo era "mettere ordine" per fare come in città: camminare senza sporcare le scarpe di terra!

Certe aberrazioni le impari anche senza spiegazioni.
Dalle risate del geometra, dalla camicia bagnata del muratore (deve pur servire tutta questa fatica!) e dalla felicità del padrone che osserva l'andamento dei lavori.

L'anno dopo c'è anche un palazzo nuovo, molto simile agli altri o stravagante solo nei dettagli, quelli che lo faranno ricordare per la sua bruttezza.
C'era fretta.
Immediatezza.

Non c'era tempo per un quartiere "pensato" in ogni aspetto ma solo la volontà di possedere delle case, di ottenere quella precisa parcella.. senza fermarsi a riflettere, pensare.
Ai posteggi, troppo pochi per un condominio... e gli alberi? e il prato...

Immediatezza coniugata all'avidità sia ben chiaro.
Il boom dell'edilizia si è mangiato tutto, macchia mediterranea, boschi, bionde distese di grano pronto per la mietitura..

In effetti immediatezza e avidità vanno spesso insieme, come una coppia di successo.

E anche nell'amore l'immeditezza gioca un ruolo determinante, vedremo.

Segue...

http://it.groups.yahoo.com/group/camillareply

lunedì 30 giugno 2008

andate al sondaggio sulla mailing list...

http://it.groups.yahoo.com/group/camillareply

a parte questa comunicazione di servizio... che dire!

a quest'ora, in fretta, come posso riversare qui tutto ciò che vorrei?
La politica, antica passione, ha le armi spuntate, dappertutto.

Il problema è sempre l'uomo, con i suoi "veleni" come direbbero in oriente...
in effetti ogni progetto, ogni ideale viene prima o poi contaminato, sporcato.. trasfigurato.
Fino a diventare altro da se.
In fondo è logico e se dovessi dire ancora una volta che "sono di sinistra" sarei a disagio.
Poco mi lega, dopo tanti anni, a quel pezzettino del mio cuore.
Se ne è andato, non c'è più.
Non torno però sui miei passi, a dubitare (a passo di granchio)
di stare dall'altra parte.. no, proprio no!
Sono oltre, ma non so ancora dove sono.
Forse tutto questo affanno a difendere l'astratto, ciò che non è reale, è stato un dispendio di energie.
Eppure questo sentimento tutto è fuorchè qualunquismo, qualcosa di più simile al cinismo, alla spietata consapevolezza.

Immediatezza, collera, avidità.. disperazione.
Questi sono i cavalieri neri coi quali ci dobbiamo confrontare...

domenica 29 giugno 2008

mailing list di supporto

per comunicare ancora meglio ho creato una mailing list.
Una specie di ausilio al blog... dove risponderò alle vostre domande

si possono già inviare liberamente messaggi da adesso!
(o procedere
all'iscrizione)
andando su Yahoo e digitando:

http://it.groups.yahoo.com/group/camillareply





sabato 28 giugno 2008

notte al vapore

(farà così caldo ancora per poco, poi altri temporali)

Non mi piace quesa fibrillazione di tutte le cose
tutto viene bruciato sempre più rapidamente.
Da tempo mi chiedo se sia un problema mio, una modalità percettiva distorta
o se invece si tratti di un "bug" mentale.
Se è lui si da un gran da fare.

Ho trovato casualmente il blog di una persona che ha incrociato la mia vita per breve
ma intenso periodo, eravamo molto impegnati a proclamare la nostra "diversità" e
a "prendere le distanze" da chi stava "sbagliando"

Ho trovano commenti di "vecchie glorie" e mi sono sentita a disagio, quel passato comune che ci ha divisi fino allo scempio un tempo era stato il momento dell'idem sentire.

Così, percepiti loro come il "passato" sono certa che loro sentirebbero me allo stesso identico modo.
La scrittura (la mia, la loro) tradisce però ciò che resta comune a tutti noi.. ex del dissenso:
non abbiamo più quella bussola.

venerdì 27 giugno 2008

oltre l'omega

Così l'Essere, che dalla perennità immobile dell'eternità, in cui si dava in sé senza saper di se stesso e che, nel distanziarsi da sé, aveva impresso a se stesso il movimento perenne della tensione conoscitiva puramente entropica, ma che, proprio nell'atto del suo conoscersi, aveva dovuto nel contempo frenare tale movimento nella dimensione temporale, spaziale e materiale, opponendosi nega- entropicamente alla velocitazione della stessa tensione conoscitiva, entra infine nell'infinito, recuperando il suo perenne movimento, fuori dal tempo, dallo spazio e dalla materia.
Infatti il tempo, lo spazio e la materia hanno la loro simultanea epifania con l'epifania dell'universo, essendo l'universo stesso tempo, spazio, materia.
Cos'è il tempo?
il secondo stato dell'esserci è quello della conoscenza di sè
Il tempo è inerente alla trasformazione dell'Essere quale passaggio da uno stato del suo esserci ad un altro stato del suo esserci, fermo restando un terzo stato in cui l'Essere stesso resta presente alla sua trasformazione, memorizzando la conoscenza dei due stati precedenti in successione.
Il primo stato dell'esserci è quello della non conoscenza di sé dell'Essere che si da in se stesso quale potenziale oggetto conoscente che non sa di sè perchè non si vede;
il secondo stato dell'esserci è quello della conoscenza di sè dell'Essere nel conosciuto di se stesso, con il quale esso si confonde non avendo ancora un punto di vista dal quale vedere e memorizzare quello precedente; il terzo stato dell'esserci è quello dell'autocoscienza dell'Essere quale soggetto conoscente che sa di sè come tale, conservando memoria del suo stato precedente, quello del conosciuto.
E' qui che l'Essere, nel sapere di sè come soggetto conoscente e oggetto conosciuto, sa anche di se come passaggio tra i due stati del suo esserci, e quindi sa di se come tempo.
Cos'è lo spazio?
Anche lo spazio è inerente alla trasformazione dell'Essere in quanto la spazializzazione è necessariamente simultanea alla temporalizzazione.

Lo spazio infatti è la distanza, pur infinitesimale, che necessariamente si da tra i due stati di conoscenza dell'esserci dell'Essere: il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto;
stati che, essendo diversi quanto proprio alla loro essenza, l'una dinamica l'altra statica, non possono pù coincidere e devono pertanto restare separati, anche se contigui.
E' qui che l'Essere, nel sapere della separazione tra i due stati del suo esserci, sa di se come spazio.
Cos'è la materia?

Anche la materia è inerente alla trasformazione dell'Essere quale passaggio da uno stato all'altro del suo esserci.
Essa infatti è il conosciuto, in cui la stessa tensione conoscitiva viene fermata nella conoscenza di se stessa dalla memoria che il conoscente, fattosi autocosciente, conserva del suo stato precedente, quello appunto del conosciuto, posto però fuori dal sistema dinamico del pensare, che è quello del Soggetto Primo che continua a procedere nella conoscenza di se in se stesso, recuperando via via a se il suo conosciuto interiore di cui pertanto non conserva memoria.
Motivo questo per cui nella dinamica del Soggetto Primo, che è poi quello dell'ideare, non c'è storia, in quanto non c'è nè tempo ne spazio nè materia.
Perciò la prima materia del mondo, quale tensione conoscitiva fermata nella conoscenza di se stessa,che separa stabilmente in essa un conoscente da un conosciuto, non è il primo conosciuto di se del Soggetto Primo e che il soggetto stesso recupera a se nella conoscenza di se stesso, bensì l'oggettivazione di questa prima dinamica dell'unità riflessiva, quale primo singolo ciclo d'onda dell'onda continua del pensiero, partita dal primo conoscersi dell'Essere, il quale, dal suo passare dauno stato all'altro del suo esserci (il suo darsi nella non conoscenza di se, il suo distanziarsi da se per vedersi nel conosciuto di se stesso e il suo tornare a darsi nella conoscenza di se quale conoscente e conosciuto a un tempo), ha impresso a se stesso il movimento ondulatorio della dinamica riflessiva infinita.
Sicchè il primo ciclo d'onda della tensione conoscitiva che, riflettendo su di se, fa di se stessa la prima materia del mondo, porta già in se i primi tre stati dell'esserci dell'Essere, che l'Essere conteneva ancora in se prima di manifestarsi nel suo esserci fuori di sè; ovvero prima che questa sua prima unità riflessiva riflettesse di nuovo su di sè.
Ed è infatti nel momento in cui questa prima unità riflessiva riflette su di se, che essa emerge come primo quanto di energia: il fotone luminoso, da quel tempo fuori dal tempo della prima insondabile era del nostro universo.
E' qui che l'Essere che sa di sè come materia.
Quindi, essendo la prima materia: il fotone, l'oggettivazione della prima triade dialettica della dinamica della riflessione, in cui si da il conosciuto, il conoscente e l'autocoscienza, avviene che l'incontro-scontro dei fotoni a due a due, ovvero il loro reciproco riflettersi quale momenti della dinamica riflessiva, da nascita alle due prime particelle: materia e antimateria, tra loro speculari come lo sono un conosciuto e un conoscente, ognuna delle quali porta, se pur virtualmente, in se l'originaria triade dialettica. E queste particelle, quali oggettivazioni del singolo ciclo d'onda dell'onda riflessiva del pensiero, nel riflettere a loro volta su se stesse, separando così ciascuna in se un conoscente e un conosciuto, danno luogo ciascuna ad altre due particelle e le quattro particelle così risultanti, si stabilizzano, nell'ordine crescente della riflessione, nel conosciuto, nel conoscente, nell'autocoscienza (i quali oggettivandosi, insieme costituiscono i tre quark del tripletto del protone) e nella coscienza dell'autocoscienza (che oggettivandosi, costituisce l'elettrone), il primo soggetto riflessivo, il quale, proprio nel riflettere e nel memorizzare il movimento a tre della dinamica riflessiva del pensiero, ferma la dinamica conoscitiva stessa, già oggettivata nel protone, e da nascita così alla prima unità autoriflessiva: l'atomo, che è il mattone strutturante la forma di tutti i sistemi conoscitivi che strutturano a loro volta l'intero edificio dell'universo.
In questo edificio, a completare la sua strutturazione, l'uomo infine compare quale sistema conoscitivo al più alto livello di organizzazione, che, omologamente all'atomo, è il mattone che compone l'edificio del discorso umano.
E ciò perchè l'uomo, grazie al soggetto riflessivo individuale, omologo appunto al soggetto riflessivo elementare oggettivato nell'elettrone, riflette e memorizza la visione unitaria di tutto l'esserci dell'Essere, ugualmente, ferma la dinamica conoscitiva nei tanti conosciuti (tanti quanti sono i soggetti riflessi individuali), i quali hanno via via, di sistema in sistema, portato a termine l'edificio dell'universo del pensiero.
......
...

S.Montefoschi, M. Marasco, oltre l'Omega, Ed. Zephyro, Milano 2006, pagg. 105 e succ.

tentazione

la tentazione di di trascrivere qui cinque pagine di S. Montefoschi è forte ma la densità dei contenuti è tale da scoraggiare una persona comune come me.
Credo di aver intuito il senso di quelle magmatiche pagine ma ho dovuto leggerle lentamente come ai tempi della scuola.

Sto rileggendo anche Madame Bovary per rifarmi il "palato".
Ho rintracciato in libreria anche E. Dickinson e A. Nin e altro ancora...
e nell'avidità di sapere, rileggere, scommettere ancora su nuovi contenuti una cosa ho capito, molto più banale: troppe sollecitazioni e, se fossi computer: la fetta di memoria disponibile pare sottile.

Dunque ho messo troppa carne al fuoco: il premio letterario per la scadenza del quale non sarò pronta, terminare la lettura della Montefoschi per poterne ragionare con Grazia.. e i racconti brevi?
non si concluderà proprio nulla per "mente fuggitiva" e troppo suggestionabile.
Salto da blog in blog come un'ape cibernetica.

giovedì 26 giugno 2008

le abusate parole

a Giulio

(che mi accusa di non avere fantasia)
ma io non sono pagata per dire le mie ovvietà.

Un esempio? i media e i giornali.
Ecco un breve, davvero breve saggio
della "fantasia" di giornalisti famosi e pagati!!!

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"killer":
automobilista killer... influenza killer (ogni anno)... valanga ...
giostra e persino LEONE killer!!

"mattanza":
prevalentemente usato per la cronaca nera, mafiosa e... "scanna tu che scanno io"
"la mattanza ha avuto luogo...."

"record", per il caldo come per il freddo e il prezzo del petrolio.


"martoriata".. dalla regione/città dopo catastrofe
o anche per corpi torturati prima di essere assassinati.

"tunnel":
della droga, ora anche della depressione e mi pare dell'usura o forse è la "spirale" anch'essa della droga ma non della depressione.

"scendere in campo".. imprenditori e poi L'Impresa...
imprenditori di se stessi...

"metter mano" alla pubblica amministrazione... mettere le mani nelle tasche degli italiani...
"mettersi in gioco.. personalmente" (?)

" .. un altro episodio di malasanità..."


"essere nel mirino" (questo è un jolly):
degli inquirenti, delle cosche... "era da tempo nel mirino"

"sistema Italia" ...

"per gioco":
partecipare a miss Italia per gioco, scrivere se non si sa scrivere...per gioco.. condurre una trasmissione se sei raccomandata... per gioco..
Cioè tutti quelli (per lo più donne) che si cimentano in qualcosa a loro totalmente estraneo, come le casalinghe spogliarelliste.

"carretta del mare"...

"Esodo":
per tutti i tipi di festività, ponti, ferie estive e natalizie...

"Emergenza":
dall'emergenza rifiuti a quella idrica... all'assalto al pienone ospedaliero per influenza..
e poi emergenza ROM. Prima era emergenza rumeni.. . emergenza sicurezza..

"allerta" .. per lo smog come per il caldo o il freddo o le bom be...

domani proseguo...

mercoledì 25 giugno 2008

più infamia che lode, oggi.

(oggi .. non ho avuto tempo per fare
nient'altro che ciò che NON mi piace)

Poco fa
grevi arrembaggi
da un maschio
tronfio d'attributi:
pochi argomenti.

Triste saponosa scivolata
dell' "uomo Tecnico",
massonico compasso
che misura il mondo
e non misura un angolo di rispetto

neppure un grammo
di sensibilità.
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Giornata di merda. :-))
E allora vi somministro una "palpitante" poesia di Silvia Plath:

TAGLIO

Che brivido___
il pollice invece della cipolla.
La cima via di netto
eccetto che per un piccolo

sportello
di pelle, un
cappelluccio
smorto.
Poi quel velluto rosso.

Piccolo pellegrino,
l’indiano ti ha scalpato.
Il tuo bargiglio di tacchino
è un tappeto


srotolato dal cuore,
su cui muovo
tenendo stretta la mia bottiglia
di spumante rosa.

Una celebrazione, ecco cos’è.
Da una breccia di corsa
escono un milione di soldati
in giubba rossa.

Da che parte staranno?
Omuncolo mio,
mi sento male.
Ho preso una pillolina
per uccidere questa
sensazione di carta velina.
Sabotatore, kami kaze_____

La chiazza sul tuo cappuccio
di garza
babushka ku klux klan
scurisce e perde lustro e quando
il cuore della tua biglia
in poltiglia
incontra la sua minuscola
macina di silenzio

come sobbalzi_____
veterano trapanato,
ragazza sozza, dito mozzo.

(Silvia Plath per Susan O’Neill Roe)

martedì 24 giugno 2008

la pista del cuore e comunicazione-big bang

(quando ho sottotitolato il blog con la dicitura "la pista del cuore" ho sopravvalutato l'intuito di alcuni)

Ho potuto verificare che questo piccolo blog è stato molto visitato
anche se nessuno ha avuto il coraggio di dire QUI ciò che ha declamato sotto "ali protettive"
ben più ampie altrove, dove sono più facili i consensi.
;-)

Dunque l'abusato termine cuOre mi ha indotta all'ironia, tant'è che pista del cuore
è un beffardo riferimento alla classica posta del cuore se per caso non si fosse capito.

E pensare che gran parte degli spavaldi detrattori di codeste rubriche ne sono a volte..
distratti frequentatori, di certo non assidui, cercano consigli, in cerca di una bussola nuova, quando sono
"alla canna del gas" se posso usare un'iperbole un po' ardita.

Mentre l'incolta commessa è autentica nella sua semplicità, il laureato giramondo quando ci arriva.. allo schianto "cardiaco" di un tradimento o di un abbandono perde la bussola forse più della ragazza.
Questo accade perchè lui crede di avere granitiche certezze nelle pieghe (o nelle piaghe) della sua "Ratio" che da sola diventa una gabbia dolorosa.
Spesso lui è una specie di relitto che finge di dominare le emozioni anche se ha lasciato mamma
e si è emancipato da tempo.
Ho un' esperienza quasi "professionale" di malati d'amore e non chiedetemi perchè.

Dunque uso il termine "cuore" in senso prevalentemente ironico, così.. per usare un luogo comune solo in apparenza logoro. Mi serve perchè sia facile individuare il carattere colloquiale
che vorrei per il piccolo blog. Questo blog, l'ho detto e ripetuto, riguarda il "piccolo"!
il lettore superficiale (com'è successo ieri) non può capire.

Faticoso spiegare il post precedente sul "materno" alla maestrina dalla penna rossa, eternamente impegnata in saccenti quanto soporifere esternazioni, figurarsi a qualche giovane maschio rampante !
a che titolo un uomo e per di più giovane potrebbe avventurarsi in un discorso sulla maternità? se ripete poi slogan mutuati da reminescenze libresche... o da un imparaticcio di psicologia che neppure ha studiato?
Sarebbe una fatica inutile, mi astengo.

Il problema che per comodità io titolo "big bang" della comunicazione sarebbe lungo da esplorare dunque partirò da un personalissimo assioma:

* personale dichiarazione di umiltà implicita nell'occuparmi di ciò che è o appare PICCOLO.
Non intendo frequentare scuole serali su massimi sistemi ma sinceramente dire la mia sui problemi della comunicazione fra le persone.

lunedì 23 giugno 2008

è questa la differenza

a forza di cercare nell' archivio.. mentale, ho trovato "l'anello che non tiene" il "vulnus" che impedisce alla maggioranza dei connazionali di vedere

la differenza

La sinistra o meglio l'attuale pseudosinistra - stralunata - è lì che s'interroga sul perchè gli elettori non la seguano più.
Da troppo tempo si è omologata ai clichè dell' IMPRESA e questo è ormai drammaticamente chiaro ma io voglio tornare sui miei passi per chiarire il ragionamento.

Esiste una considerazione, che fa la differenza, ed è quella che distingue l'individuo IMMORALE dall'individuo AMORALE. La differenza è tuttaltro che trascurabile.
L'immorale, pur conoscendo la propria "morale" (propria in senso culturale, non PERSONALE) la infrange sapendo di far male ma è colui che potrebbe riscattarsi, fare ammenda e successivamente dare persino l' esempio.

L' amorale invece, spesso per storia familiare o per disturbi personali che non è possibile esplorare genericamente qui, NON ha regole.
Non ne conosce il peso e.. con leggerezza conduce la propria vita (e spesso quella degli altri) a seconda delle PROPRIE immediate, personalissime necessità.
L'amorale ha spesso fascino, il fascino perverso di colui che vive in modo molto "disinvolto", che di fatto nega l'altro.
Accade che dia un'immagine di sè vitale e spensierata che molti gli invidiano. Sono tanti quelli che, per deficit di idee proprie o perchè "portatori" di personalità gregaria ne subiscono la fascinazione.

Un esempio di immoralità può essere l'ipocrisia democristiana che, pur avendo una morale, spesso l'ha spudoratamente ignorata.

Il mio antifascismo poi non mi vieta di cogliere un minimo di coerenza - anche se plumbea- nella mentalità fascista che fra i suoi valori dovrebbe annoverare (almeno negli intenti) rispetto della parola data, lealtà, senso del sociale. Tanto che, almeno in passato, da barricate opposte gli opposti estremismi avevano e hanno tuttora punti di contatto di tipo "ideale".

Il pensiero... nuovo di altre parti politiche invece non ha nulla di nuovo.
Semmai la vecchia spocchia dell'impunito amorale, nel senso appunto di a- morale.
Quella "a" dell'alfa privativa greca: SENZA.
Senza morale, senza regole.
Faccio ciò che voglio e domani, se cambierò idea, troverò un amico.. troverò un cavillo legale.. dirò una bugia.. prenderò tempo e troverò il modo di convincerti perchè, a differenza di te, non sono scemo.
La seduzione del guitto, del cialtrone, del "vitellone".. e di molte figure storiche della "veggente" commedia all'Italiana.

E adesso, da un po' di tempo la sinistra è talvolta IMMORALE.
Questo è l'anello che non tiene e sul quale bisogna ragionare seriamente.

Quei film tanto realistici e ben confezionati hanno forse (e in modo del tutto innocente) legittimato l'arte italiana di ARRANGIARSI, metterla in burla.. ridere dell'onestà e fare apologia della truffa.
Non è certo colpa dei film, ovviamente, se oggi quei vizi sono diventati morale dominante.
E' semplicemente l'ignoranza di gran parte degli italiani che chissà.. non ha il senso della misura?.. dell'umorismo?

domenica 22 giugno 2008

il "materno" per sempre

come premessa "leggera" al post voglio raccontare un piccolo episodio privato.

Era molto in voga un giochino giapponese, il bimbo era piccolo, non sapevo dire no.
Sicchè comprai il piccolo oggetto: cyber-cucciolo di pulcino che doveva costantemente essere "accudito" pena la morte per stenti...

Questa gratuita afflizione per me, mamma ansiosa, fu un duro colpo.
Il mio cucciolo si occupò del cyber-pulcino per qualche giorno e poi si stancò.
Decise però che il suo pulcino, al quale aveva dato un nome, dovesse continuare a vivere...
rimasi perplessa, subito non capii... poi, in quel modo colpevolizzante con cui solo i figli sanno proporre il martirio, chiese a me di mantenerlo in vita.

Protestai flebilmente "la mamma ha da fare... il cucciolo è tuo..." ma lui riuscì comunque ad ottenere da me la cosa che avevo detestato per lui, figurarsi per me.
Mi dissi quanto ero stata stupida a comprarlo e ancor più stupida a "tenere in vita" con stravagante sentimento materno il piccolo oggetto-nipote di plastica.

Oggi la mia riflessione è esattamente sul "materno", mi auto assolvo per la stupidità di allora ma con un po' di distacco, allontanandomi come una specie di navicella spaziale ripenso a tutto quel l'incessante "maternage" e dove mi ha portata.

A distanza di anni la normale spinta "animale" ad occuparsi della prole sta cambiando e c'è da fare i conti con un bel po' di cose.

Il conflitto è duro. Continuare a perpetuare il "materno" quando è il figlio stesso a respingerlo e approfittare dell'antica libertà di vivere "solo" per sè... oppure reiterare modalità che forse non hanno più senso senza rinunciare alla prepotente simbiosi che molte di noi desiderano "per sempre" senza averne consapevolezza?

Sappiamo a memoria il tormentone (prettamente maschile) del bisogna tagliare il cordone ombelicale e tutte le storiche banalità...
vogliamo "pensare in proprio" senza quel perenne suggeritore - maschio adulto - che prima ci inchioda a terra con la palla alla pancia e poi in nome di amor di patata (come più o meno direbbe Bellow) vuole solo usurpare una presunta "primogenitura"?

La maternità in ogni suo momento è un'esperienza estrema.
Si può andare lassù con l'aliante, laggiù nel burrone con l'elastico, scalare il Cervino, veleggiare per mari ma... far uscire dal proprio corpo uno "sconosciuto" è quasi fantascienza.
Ci sono donne che sfornano bambini con la consapevolezza di una giraffa ma le donne d'oggi, quelle più evolute, sentono diversamente.
Non si tratta di retorica della maternità del secolo scorso troppo rimasticata, incomincia ad essere altro.
Personalmente ripenso al mio materno in modo bislacco.

Io sono un tubo nel quale scorre e scappa la vita dello "sconosciuto".

Lo sconosciuto è diventato un grande Amore e viene da trattenerlo... qui, vicino.
Poichè non è più sconosciuto e la funzione di tunnel materno è conclusa, puoi coltivare un nuovo tipo di relazione dove tu non sei più tu e lui non è più lui...
E' la fine di una storia d'amore, si deve ripartire per una nuova avventura.

Vedo il "passaggio nell'invisibile tubo" con gli occhi della mente e adesso pare un battito di ciglia. Qualcosa si ribella dentro di me. Dovevano dirlo che sarei stata solo un tubo.
Potevano avvertirmi che avrei "vissuto a metà" per il grande amore.

E che sconquasso al suo passaggio dentro di me.
Emozioni, paure, tenerezza, struggimento.
Il parto fu solo il simbolo del passaggio vero, dell'Amore per lo Sconosciuto.

venerdì 20 giugno 2008

ora che ci penso... la rumenta

A un certo punto della "storia" quotidiana nei negozi apparvero oggetti nuovi che, improvvisi e "salvifici", avrebbero migliorato la nostra vita:

insetticidi, deodoranti, assorbenti, pannoloni, bottiglie e piatti di plastica, siringhe, lamette usa e getta, cotton fioc, fazzoletti e tovaglioli di carta... beh, l'elenco è lungo.

Come sempre le "novità" vennero immesse immediata-mente sul mercato senza neppure il sospetto di eventuali effetti "collaterali"
( vendipiùchepuoi/guadagna e poi si vedrà...).
Tutto questo "produrre-comprare-gettare" intraprese una corsa in progressione geometrica, per decenni, nell'indifferenza di noi tutti
(a parte qualche sprazzo di lucidità ambientalista che a taluni parve irritante, come le "cassandre" ecologiste che proprio non piacevano a nessuno).

I piccoli innocenti oggetti, "acceleratori di vita" venivano usati e poi, come per esorcizzare un "sospetto" buttati, per così dire, alle spalle.. per rendere più rapidi i gesti della nostra frettolosa vita: la vita che deve correre a... progettare, produrre, acquistare e gettare (DOVE?) gli ormai irrinunciabili piccoli oggetti moderni.

Che volevano dunque questi ecologisti figli di papà? salvare i mari tropicali lontani... dove solo loro potevano fare le vacanze? attenzione, tuonavano in tanti, quei prodotti danno tanto bel lavoro a tecnici e operai che hanno bocche da sfamare!

Tutto questo sgolarsi contro l'innocenza di un deodorante spray!
Il buco dell'ozono, così venne volgarizzata la questione che divenne oggetto di battute popolari era il simbolo di una questione sul sesso degli angeli... come quantificare la quantità del fumo di sigaretta sul pianeta... roba da ridere insomma.

In fondo accanirsi contro questo progresso della piccola o grande industria era anche remare contro il proletariato !!! si rischiava di andare contro il riscatto dei poveri che rincorrevano (anche loro, perchè no) la loro piccola fetta di benessere! potevano finalmente infilare un tampax o radersi più velocemente per arrivare puntuali al lavoro...

Intanto era sparito dal commercio il famoso DDT col quale avevamo fatto parecchi aerosol, la missione era stata aspra: allontanare le maledette mosche dalla torta in soggiorno. Che schifo lo sfregarsi di quelle zampine. Gli inutili insetti sarebbero venuti a defecare sulla torta. Microscopiche tracce fecali di insetto.

Queste erano le lotte che portava avanti con coraggio la società dei consumi.

Ascelle profumate, alito fresco e niente mosche sulla torta.
E poi il piacere sublime di buttare... buttare via le cose!
Dopo gli anni della guerra, quando le cose venivano rammendate, aggiustate e utilizzate fino alla definitiva consunzione questo stile di vita passato di moda...
trattenere le cose, riutilizzarle... evocava lo spettro di antiche privazioni, quelle dei genitori e dei nonni che neppure capivano la felicità di BUTTAR VIA le cose.
Liberarsene.
Una catarsi collettiva, l'affrancarsi dal risparmio, dalla lentezza del gesto... l'irreversibile tendenza
era di segno opposto e imprimeva un ritmo sempre più rapido.

A nessuno venne in mente che un atleta che corra per ore si stanca e che un atleta che corra per giorni collassa e prima o poi muore. Ogni voce in controtendenza era vissuta spesso ( quasi ai tempi della Santa Inquisizione) come iattura, malocchio e disobbedienza al disegno superintelligente della nuova divinità Tecnologica.

giovedì 19 giugno 2008

spesso il male di vivere ho incontrato

spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia, era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

bene non seppi, fuori dal prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, la nuvola, e il falco alto levato

**E.Montale

lunedì 16 giugno 2008

ma come riuscire adesso a seguire un dibattito?

la barbarie si presenta con sembianze "gentili" ma le menzogne sono talmente tante e strettamente intrecciate che è impossibile vederci chiaro. Menzogne intrecciate sia verticalmente che in modo trasversale, tutto in un immane sporco polverone.
Qualche squarcio di realtà si vede, fa paura, ma pare non ci siano più occhi...

Le scatole cinesi delle verità, una dentro l'altra, rimandano continuamente a un "sistema" più grande, contenitore di un'altra verità che a sua volta rimanda a un'altra, un orrore dimenticato...

Il fatto di intravvederne una parte è ancora il male minore.
E' di gran lunga peggio tentare di tirare le somme, avere una visione d'insieme ma soprattutto scoprire l'origine dei mali.

Intrecciati fra loro in maniera diabolica i vari "male" generano ansia, non c'è dubbio, ansia vera non PERCEPITA.
Una cosa è certa: tutto riconduce alla natura dell'uomo che compie sempre gli stessi errori, il fatto che lo faccia in modo "moderno" non può essere motivo di consolazione!

Il maschio, a differenza della donna, fa la Storia.
La forza fisica sublimata nel Potere (in ogni sua forma) fa sì che la storia declinata SOLO al maschile si ripeta in altre forme permettendo al maschio di coltivare la malattia del "potere" che è evidentemente autodistruttivo poichè fondato sull'immediatezza e l'aggressività.

La logica del più forte, dal piano fisico a quello ideologico, in una dialettica malata di eterna sopraffazione dev'essere superata al più presto e male fanno le donne che scendono al livello maschile, convinte di avere in pugno una simbolica "vittoria di genere", di nessun interesse.

domenica 15 giugno 2008

i palinsesti

è bello nutrire i palinsesti, dare qualche briciola di pane,
poveri...
le tivuh non hanno i nostri potenti mezzi!

Bello fare un piccolo prelievo alle formiche*

forza... un piccolo sforzo !
naturalmente gratis..

prego...
grazie
prrego
grazzie
prrreego
grazzzziee...

non chiederci la parola

Spagnoletti,
nel commento al... commento dello stesso Montale.

...una lirica che si presenta come il segno di UNA CRISI STORICA E IDEALE che investe la poesia, la storia, il DESTINO ESISTENZIALE DEGLI UOMINI.

"Ritengo che anche domani - scrive Montale - le voci più importanti saranno quelle degli artisti che faranno sentire, attraverso la loro voce di isolati, un eco del fatale isolamento di ognuno di noi. In questo senso, solo gli isolati parlano, solo gli isolati comunicano; gli altri, gli uomini delle comunicazioni di massa - ripetono, fanno eco, volgarizzano le parole dei poeti, che oggi non sono parole di fede, ma potranno forse tornare ad esserlo un giorno".

In questa situazione l'unica forma di credo possibile è per paradosso, un non credo che rifiutando di lasciarsi coinvolgere dal comportamento dei falsi valori, si faccia certezza e disperata rinuncia all'illusione:

codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

sono i versi che formano anche l'epigrafe del Quartiere di Pratolini, simbolo di una condizione di smarrimento e di crisi che investe un'intera generazione di intellettuali, fra le due guerre.

*non chiederci la parola*

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri e a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

**E.Montale

matrioske

è tutta una colossale matrioska di fatti e misfatti di intenzioni e ben calibrati boomerang del destino.
Ci provo tutti i giorni a metter ordine ai pensieri, vicepensieri, ansie, analisi, sintesi, terrori, precauzioni, misure…
e poi mi torna il mal di testa, il
mal di mare da eccesso di consapevolezza, caspita.
Non sono il presidente del mondo. Non sono onnipotente (meno male).. ma dovrò
pure mettere a posto almeno le mie priorità? prima la mia persona:
“tempio ” di eventuali gesta umanitarie e solidali… poi mettere
ordine alle informazioni, un po' contradditorie :-)
Ormai sviluppato “naso da trifole”… intuisco fra le righe di ogni cosa.
C’è sempre sempre qualche retropensiero, mai una verità limpida che
“.. risplenda come croco” sempre allerta massima, su tutto.

sabato 14 giugno 2008

altra giornata bruciata.

ho trovato dei commenti e mi dispiace che non vengano pubblicati subito, infatti
sono soggetti a moderazione preventiva.
Anche se a me piacerebbe fossero immediatamente visibili !

Se qualcuno scrivesse a "la pista del cuore" mi renderebbe felice.
Per ora i commenti non rimangano visibili anche dopo la moderazione.

Potrei copiare e incollare domande e turbe qui, nello spazio ben visibile del post..

Se qualche "infedele" passasse ancora di qui non dovrebbe fare il timido ma subito esporre il problema, il tema!...

comunque oggi ... è andato in fumo.
Sono esausta.

venerdì 13 giugno 2008

il sottile valore della leggerezza

anche nei momenti più torbidi e ferini bisognerebbe custodire il valore della leggerezza...
la leggerezza del mondo dolente di oggi va coltivata per quanto possibile come è accaduto in altri momenti storici.
Alcuni aspetti ricorrenti nella storia li dimentichiamo, separati da segnalibri ingialliti.

la leggerezza non è sinonimo di superficialità, è solo il legittimo tentativo di restare attaccati all'hic et nunc.
Naturalmente poi si va avanti, si deve.
Tutte le rivo luzioni hanno fallito perchè partivano da proclami, spiegazioni, indottrinamenti da chi la sapeva più lunga verso chi nuotava nel disagio e nel dolore dell'inconsapevolezza.

Personalmente scrivo molto più sui blog degli altri, qui è una zona particolare, riflessiva.
Luogo di divagazioni mentali che altrove non potrebbero coesistere.
Il diario tradizionale gli somiglia ma aveva ben altri registri, più intimi.
Qui ci si può "denudare" davanti a un pubblico virtuale e in qulche modo "esibirsi"
vuoi per narcisismo, vuoi per solitudine o per coltivare la scrittura e i suoi contenuti sempre più raramente originali.

Torno alla leggerezza e al suo elogio per definirne il pregio che può avere il rituale di una tazza di the o qualsiasi momento vagamente "conviviale".

L'attuale momento storico è un momento di barbarie che ci comprime e appiattisce sempre più, a tutti i livelli.
Per questo è bello sdrammatizzare parlando ANCHE di un tema inossidabile quanto antico:
l'amore.
(E che buona occasione rivisitare le misteriose vite del triangolo del post sui poeti: marito, moglie e amante, qui, poco sotto...)

giovedì 12 giugno 2008

la pista del cuore

Chi ci crederebbe a una vita da statale che si fulmina poco dopo cena?
Eppure per scrivere io ho bisogno di forza

non sto in piedi,
anche battere sulla tastiera mi pesa, ecco.
Eppure oggi, quasi ovunque, pensavo a ciò che avrei scritto ora
ma tutto è evaporato.

Ripensamdoci ho un vago ricordo... considerazioni su un ministro che parla di "materiale umano",
di "prodotti"...
"Noi, topi cannibali, non confezioniamo caffettiere a cottimo...
Forniamo servizi..."

e poi c'era il pensiero dell'assoluto disordine, dell'incoerenza fra un post e l'altro.

Anche in uno stesso post.
Anche in questo post.

E pensare che questo blog era nato per la "posta del cuore".
Aspetto le domande, oppure mi faccio una domanda e rispondo direttamente io?

mercoledì 11 giugno 2008

Plath-Hughes- Guttman: il poeta e le femmine...

per un primo discreto approccio col tabu del femminismo
(da tempo è un insulto) proverei a dare un'occhiata al sito italiano dedicato a Silvia Plath.

Non sarà difficile mettervi nei panni di Silvia Plath, moglie del poeta Ted Hughes, dopo aver letto la sua biografia e almeno una delle straordinarie poesie.

Poi cercate la pagina della Raimondi su Assia Wevil Guttman, l'altra...
e forse non faticherete neanche a mettervi in quei panni.

Io l'ho fatto e ho "visto" Ted Hughes !
Poetamarito e amante, che ha contribuito al suicidio di entrambe le donne:
la moglie e l'amante.
Senza abbandonare l'amante mentre la moglie è in vita (per alcuni anni) non riconoscerà mai l'altra come propria compagna dopo, nel momento in cui è "libero".

Se non avessi letto quelle pagine avrei pensato a una fiacca trovata letteraria e invece è esistita questa abbagliante verità, emblema delle relazioni uomo donna.

La lettura della storia "a tutto tondo" del tetro triangolo, del suicidio delle due donne per l'uomo che ancora si sposerà !.. anche dopo il suicidio di entrambe..
beh, è stata illuminante.

Perrsonalmente sono propensa a credere che dalla preistoria ad oggi il maschio (e la donna) siano cambiati davvero pochissimo e noi donne ci siamo avvantaggiate soltanto di un brevissimo scatto temporale...

Ed è proprio questo uno dei più grandi cambiamenti che ci aspettano.

I tempi del primo femminismo sembrano ora uno scherzo, adesso è il momento di cambiare davvero...
e di cambiare il senso e lo stile di certe brutte vecchie poesie...


Silvia Plath

***

E adesso, scusa, hai vuota la testa.
Ho la cosa che fa per te.
Su, su carina, esci fuori dal guscio.
Ecco ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca

ma in venticinqu'anni d'argento,
d'oro in cinquanta, potrà diventare.
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.

E funziona, non ha una magagna.
Qua c'è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l'ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare,sposare?

Silvia Plath
**


Questo luogo vorrebbe essere riposo, leggerezza e riflessione...
pausa dopo la corsa delle emozioni e della partecipazione.
Che lo si voglia o no partecipiamo.

Ci tradiscono nervosismo, aggressività improvvisa e immotivata.
Dovremmo mantenere la calma.

Il pianeta rotola,rotola, rotola sempre più veloce e noi siamo in affanno.
Corriamo dietro a pensieri che scivolano via uno dopo l'altro
incalzati da altri, più prepotenti.

Microcosmo e macrocosmo si confondono da tempo.
A meno che tu non abbia l'intelligenza di un totano prima o poi te ne accorgerai.

Il traffico assordante è in grado di fiaccare un gorilla, devi urlare con un cellulare in mezzo alla strada... e sembri pazzo. Non vorresti farlo ma devi, devi, devi...

Nel corso della telefonata... quanti indizi del comune male di vivere!
Io ti ascolto distrattamente, sei seduto al mio fianco, e mentre il bus accelera credo di sapere molto di te, della tua vita.
Pochi indizi e si apre un sipario noto.

* forse un mattino andando...

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, ilvuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(E.Montale)
***

segue: light my fire

dicevo, "Light my fire" , 2003 stanza d' albergo torrida pentola a pressione.
In tv si vedeva solo mtv e si vedeva male.
Sempre le stesse "top", più di altre appunto "light my fire".

Ero in amore.

Capivo pochissimo dunque, infatti non ricordavo, che si trattava del rifacimento della baritonale canzone di JIM MORRISON.
... sopra ho mentito. In verità ricordavo.. fingevo di ignorare che la canzonetta estiva
non fosse QUELLA, mi vergognavo di apprezzarla. Me ne vergognavo.
L'amore o il non amore, è lo stesso, a volte fa vergognare.
Credevo di essere innamorata dell'uomo grasso, poetico e calvo.

In realtà, perchè questa è la realtà, amavo il momento, incandescente nel quale il tizio mi aveva attraversato la strada..

non è lui

.. quell'estate torrida si era preannunciata con molte strane incongruenze.


Ricordo perfettamente quando lo vidi la prima volta, fu subito una risata interiore e sulle labbra un sorriso, scioccamente timido. Sapevo bene che il suo aspetto mi aveva delusa, tuttavia negavo strenuamente l'altra mia voce (due voci in un solo corpo), la voce spietata che mi faceva notare l'apice della sua calvizie simile al piccolo bernoccolo del limone, quei baffi senza significato, quella faccia tonda non solo per fisionomia ma per sicuro eccesso alimentare, decisamente buffa, tutt'altro che poetica.
Vista la lunga attesa e il momento melodrammatico negai tutto questo e preferii pensare all'entrata trionfale di un grosso gatto nella mia vita.
Avevo ancora scelto di immaginare e non vedere.

gli occhi neri, lucidi, dall'espressione un po' torbida, mi scrutavano stretti a fessura, come quelli di un grosso gatto in calore.
Il mio sguardo che immaginava senza voler vedere s'inerpicò ancora per la salita del mito, i primi passi, sapendo di mentire.

In effetti al binario, l'altra voce aveva sentenziato: NON E' LUI.
Non avevo voluto ascoltarla ma era chiaro che non era l'ultimo uomo, come da mesi avevo desiderato che fosse.

il presagio

Da quel binario, da quel giorno straripante di luce è successo qualcosa che mi avrebbe cambiata. L'uomo dal buffo aspetto sarebbe stato la miccia di certi fuochi che si sarebbero susseguiti per una lunga rovente stagione. Le cicale non cantavano in quel modo da anni.. l'assordante concerto non ero io sola a sentirlo, davvero il clima africano di quella estate infuocata ne aveva favorito il raduno in tutta Italia.
E tutto era caldo, bruciante, un salto climatico epocale.. o almeno tale mi apparve
Qualcosa bruciava dentro e fuori.

il presagio

domenica 8 giugno 2008

Mina ... amarcord!

alla tivù special su Mina.

Non so che mi prende: non la amo più.
L' amore per lei è finito (anche i grandi amori finiscono).
Pensieri e parole della divina mi hanno accompagnata a lungo.
Quante volte specchiata in lei.
Bello sognare, ragazzina rompe schemi
con... Mina!

Dovrei provare gratitudine per le emozioni che mi ha dato
ma lei ci abbandonò, aveva dei motivi.
IL fisco italiano, CATTIVO, la perseguitava.

Lei, tigre, di ricchezza straripante no, le tasse no, non può...

In Svizzera.
Paese ordinato come una bianca corsia.. gerani alle finestre.
Tigre ormai lontana.

Poi apparizioni come gocce nel deserto.
Anni e anni che si fa desiderare, gli idolatri della Tigre stanno qua.

Immagini di repertorio, in bianco e nero: gioia pura.
Ma qua la sua presenza ( a differenza di Celentano) continua a non esserci.
Lei ci snobba.
E' tanto amata, ancora molto bene pagata: sporchi soldi italiani...
Il cattivo fisco italiano lo vedo diversamente.
Decenni di suoi contributi avrebbero fatto più di una finanziaria.

Come un amante tradito provo un brutto, meschino sentimento.
La tigre dice che non può farsi vedere:
Mina per favore metti un Burq a e torna in Italia.
(e compra almeno un gelato)

* io non ti conosco
io non so chi sei
so che hai cancellato con un gesto i sogni miei
....
eppure adesso siamo
INSIEME... *

Gad Lerner è il nume?

cara Adele,
A parte gli autorevoli post sul "Bastard" di Gad, io non ti conosco... ma potrei fare una fantasia anche su di te!
in fondo noi umani, non numi o forse solo "numia" ci somigliamo più di quanto non immaginiamo. Sono piccole cose a dividerci, se ci pensi...
i nostri scritti, per chi frequenta da un po' il web, da un lato nascondono ma dall'altro disvelano "pensieri e parole" nascosti, non per questo meno interessanti.
Anche il modo di costruire o "non" creare l' identità virtuale è sempre un modo di parlare!

qualcosa brilla sotto il "vestito", altro che "sotto il vestito niente"...
coerenza fra aspetto e natura.

Ma questa dovrebbe essere soprattutto una "pista del cuore" !

sabato 7 giugno 2008

aspettando Gad Lerner dal congresso

sono qui che aspetto la "lieta" novella, Gad!

Intanto, mentre ti intrattieni con la pasionaria Bindy Rose..
mi piace fantasticare su di te. Apro una parentesi e farnetico su come ti ho immaginato.

Gad caro, ora mi piaci assai ma "allora" ci saremmo detestati:
tu, benestante, secchione, magari figlio di ipercolti alla Saul Bellow, chissà... vediamo.

Tu, durissimo e purissimo come un'acqua minerale che non c'è.
Io, mediocre figlia d'operaio, poco studiosa e assai sveglia.
Qualora ti avessi detto che stavo dai genitori mi avresti detto altro che.. "bambocciona", avresti fatto una pippa sulle mie contraddizioni femministe e sul famoso proletariato martire, un TOPOS.

Tu si che eri "cool", non solo fuori casa ma.. fuori nazione... fuori continente !
a nulla sarebbe valso proclamare le ragioni della mia "mediocrità":
non avevo soldi per la casa, nè lavoro. Quindi.. abiti banali, non quegli adorabili "straccetti alternativi".
Tu collaboravi a un giornale e forse la tua casa ( azzardo) l'affitava una prevedibile zia.
Un monolocale per carità, ma che bei quadri!
Niente... dipinti dal nonno, che vuoi farci. Noblesse oblige.

Allora ero carina ma non mi avresti considerata, troppo cheap, anche se le mie gambe allora... solo un'occhiata.
Avrei sperato di poterti incontrare ancora ma sei sparito...
Le tue posizioni erano lontane da quelle del mio branco: più freak, meno duro e più caciarone.
Chitarre e bongo sulla spiaggia, per capirci.
Ma tu quanta strada hai fatto Gad! la Bindy Rose non è più dura e pura di me!
ma,
buffe beffe del fato...

venerdì 6 giugno 2008

post femminismo post

Serenella! per quanto riguarda il mio femminismo è meno defatigante dell'altra operazione disintossicante. anche perchè su questo NON sento di dovermi disintossicare :-)

anzi. I tempi sono maturi per una rilettura del femminismo bacchettone al quale ho per quel poco partecipato.

Mi viene da ridere se penso a come mortificavamo la nostra femminilità con abiti da straccione disinvolte, non lo rinnego affatto e ne vado fiera. Perchè? perchè eravamo un po' sovreccitate ma AUTENTICHE nel bene e nel male ma soprattutto pensavamo in proprio. Poi ci si incontrava e ... pensavamo le stesse cose.

Adesso non invidio le giovani donne d'oggi che "credono" di scegliere i lavori in corso sul proprio corpo.

Noi con i seni caserecci, poco trucco e scarpe comode, meglio zoccoli. Oggi mi verrebbe una battutaccia: meglio zoccole. Lo so è maschilista ma ahimè.. vera.

Le vedo le giovani rampanti...rampicanti(? ) di oggi: che fatica la manutenzione del corpo e della mente e della cultura ma anche del sex appeal ecc ecc...

Gli amici più grandi leggevano l'arte della manutenzione della motocicletta.

Adesso qualcuno scriverà l'arte di mettere in ordine la palestra.

E poi lo "step" ?????

uno prende l'ascensore, entra in palestra e ... fa lo STEP...

sono già stanca, a dopo

:-)

in un pomeriggio di pioggia nebulosa e gatti rissosi

da tempo non scrivo, meglio così.
Oggi però ti ho nominato caro vecchio blog e ti vengo a trovare.
Confusione dentro e fuori. Chiarezza dentro e fuori.
Da che parte si comincia perdio..
dalla preistoria a oggi è passato un attimo.
Praticamente siamo stati capaci solo di riprodurci meglio.
Abbiamo aumentato la velocità di ogni esperienza rendendo passato ciò che un tempo
sarebbe durato come "attuale" per mesi.
Si fruisce di tutto sempre più rapidamente, anche delle esperienze.
e mentre il Titanic affonda c'è chi sdilinquisce in chat.
C'è chi compra un Suv dai vetri funerei.
Per andare dove?
Ah! si, là dove vanno gli amici....
a dopo
baci
camilla
p.s.: Obama presidente? fra un mese sarà già noia.