mercoledì 25 febbraio 2009

a spasso per la Croisette

mentre appoggiavo la borsa sullo scalino, Emanuele chiudeva il portabagagli. Lo aveva fatto con gesto molto secco.
Il sole abbagliante, anche se lo rifuggivo con lo sguardo, si rifletteva sulla bianca via del silenzioso quartiere e raggiungeva i miei occhi feriti dalla mancanza di sonno e da un pianto breve.
- adesso ci mettiamo comodi, una bella doccia e poi usciamo, va bene? -
il portone si era chiuso alle spalle di emanuele e finalmente potevo vedere la famosa casa, quella di cui solo io ero a conoscenza.
- ma dopo andiamo a mangiare, ho già fame e tu? -
Lo avevo detto pur sapendo di irritarlo e lui, prendendomi in contropiede, mi aveva proposto di andare al Casino.
Ora, lui ben sapeva che Claudio (quello che non si sapeva se mi avesse lasciato
o meno) era un giocatore incallito ma per rompere gli schemi mi stava propnendo di andare esattamente nel luogo simbolo della nostra separatezza di fondo.
Rideva il criminale, si beffava del mio mal d'amore.
Lo guardavo di sottecchi e lo vedevo ridere di soppiatto.
- sei proprio stronzo però! -
- dai, così ripassi la lezione e quando tornerete insieme lo batterai a black jack -
sapevo che era uno dei suoi modi di distrarmi, un'apparente crudeltà che in realtà era prendersi cura della squinternata Camilla.
In effetti raramente ero stata in un posto così elegante e mai come ospite.
FAcemmo il giro del giardino che risentiva di almeno sei mesi di mancata manutenzione, erbacce un po' dappertutto anche ai piedi del putto di pietra che sotto la palma stava in posa plastica a reggere qualcosa che non c'era più..
- qui bisogna bagnare per ore - disse lui controllando attentamente
Alzò lo sguardo al piano di sopra e apparve madame Germain che gli gridò che c'er siccità.
- me ne sono accorto - mormorò fra sè e sè Emanuele che tanto amava il verde da essere il terrore di zia Maura alla quale aveva potato la siepe di rose selvatiche con grande zelo.


Mentre lui spiegava che fra me e Claudio c'era solo un rapporto (malato) di interdipendenza eravamo arrivati a piedi al Casino.
Protestai per l'eccessiva presenza di donne croupier, tutte, a mio parere, esageratamente carine.
A un certo punto però, dopo che lui ebbe puntato sul 13 mi diede una lieve gomitata.
- che c'è - avevo detto ad alta voce nel brusio delle voci numeriche e nel tintinnio delle fiches che tanto detestavo.
C'era Omar Sharif.
Stava là senza che nessuno lo indicasse col dito o richiamasse l'attenzione su di lui.
stava giocando da un pezzo, ormai me ne intendevo, e stava sicuramente perdendo, lo vedevo dal modo di staccare vere banconote da una specie di spillo e ad ogni strappo la banconote perdevano un frammento di carta. Questo ce lo rese un po' antipatico e facemmo considerazioni su quanto fosse lontano dal regale personaggio interpretato in Lawrence d'arabia.

2 commenti:

Masaghepensu ha detto...

Il Tuo modo di scrivere, è affascinante. Riesci a coinvolgere chi legge, sembra che il Lettore, io in questo caso, sia presente accanto a Voi (con estrema discrezione). Riesci a far vivere la scena. Per questo io Ti ringrazio......Mario

Irish Coffee ha detto...

non mi stupisce leggere che un personaggio famoso sia l'opposto di quello che pensavamo
qualcuno l'ho conosciuto...
non sono mai come si presentano in tv o sul set
ti deludono sempre....

se mi lasci il tuo contatto di facebook ti mando l'invito, anche se te lo dico subito il mio esserci è moooolto blando...
però anche se poco mi farebbe piacere
buon week end :)