domenica 22 giugno 2008

il "materno" per sempre

come premessa "leggera" al post voglio raccontare un piccolo episodio privato.

Era molto in voga un giochino giapponese, il bimbo era piccolo, non sapevo dire no.
Sicchè comprai il piccolo oggetto: cyber-cucciolo di pulcino che doveva costantemente essere "accudito" pena la morte per stenti...

Questa gratuita afflizione per me, mamma ansiosa, fu un duro colpo.
Il mio cucciolo si occupò del cyber-pulcino per qualche giorno e poi si stancò.
Decise però che il suo pulcino, al quale aveva dato un nome, dovesse continuare a vivere...
rimasi perplessa, subito non capii... poi, in quel modo colpevolizzante con cui solo i figli sanno proporre il martirio, chiese a me di mantenerlo in vita.

Protestai flebilmente "la mamma ha da fare... il cucciolo è tuo..." ma lui riuscì comunque ad ottenere da me la cosa che avevo detestato per lui, figurarsi per me.
Mi dissi quanto ero stata stupida a comprarlo e ancor più stupida a "tenere in vita" con stravagante sentimento materno il piccolo oggetto-nipote di plastica.

Oggi la mia riflessione è esattamente sul "materno", mi auto assolvo per la stupidità di allora ma con un po' di distacco, allontanandomi come una specie di navicella spaziale ripenso a tutto quel l'incessante "maternage" e dove mi ha portata.

A distanza di anni la normale spinta "animale" ad occuparsi della prole sta cambiando e c'è da fare i conti con un bel po' di cose.

Il conflitto è duro. Continuare a perpetuare il "materno" quando è il figlio stesso a respingerlo e approfittare dell'antica libertà di vivere "solo" per sè... oppure reiterare modalità che forse non hanno più senso senza rinunciare alla prepotente simbiosi che molte di noi desiderano "per sempre" senza averne consapevolezza?

Sappiamo a memoria il tormentone (prettamente maschile) del bisogna tagliare il cordone ombelicale e tutte le storiche banalità...
vogliamo "pensare in proprio" senza quel perenne suggeritore - maschio adulto - che prima ci inchioda a terra con la palla alla pancia e poi in nome di amor di patata (come più o meno direbbe Bellow) vuole solo usurpare una presunta "primogenitura"?

La maternità in ogni suo momento è un'esperienza estrema.
Si può andare lassù con l'aliante, laggiù nel burrone con l'elastico, scalare il Cervino, veleggiare per mari ma... far uscire dal proprio corpo uno "sconosciuto" è quasi fantascienza.
Ci sono donne che sfornano bambini con la consapevolezza di una giraffa ma le donne d'oggi, quelle più evolute, sentono diversamente.
Non si tratta di retorica della maternità del secolo scorso troppo rimasticata, incomincia ad essere altro.
Personalmente ripenso al mio materno in modo bislacco.

Io sono un tubo nel quale scorre e scappa la vita dello "sconosciuto".

Lo sconosciuto è diventato un grande Amore e viene da trattenerlo... qui, vicino.
Poichè non è più sconosciuto e la funzione di tunnel materno è conclusa, puoi coltivare un nuovo tipo di relazione dove tu non sei più tu e lui non è più lui...
E' la fine di una storia d'amore, si deve ripartire per una nuova avventura.

Vedo il "passaggio nell'invisibile tubo" con gli occhi della mente e adesso pare un battito di ciglia. Qualcosa si ribella dentro di me. Dovevano dirlo che sarei stata solo un tubo.
Potevano avvertirmi che avrei "vissuto a metà" per il grande amore.

E che sconquasso al suo passaggio dentro di me.
Emozioni, paure, tenerezza, struggimento.
Il parto fu solo il simbolo del passaggio vero, dell'Amore per lo Sconosciuto.

2 commenti:

Serenella ha detto...

Allora sono qui Camilla. Bello il pezzo, ma nella vita che fai? Potevi fare la scrittrice o la giornalista, c'è molto mooolto peggio in giro.
OK è tutto vero quel che scrivi, io ho solo un esempio diverso. Sono stata madre di corsa, sempre presente ma poco. Con il timore di non vedere cose evidenti che molte madri più presenti di me non hanno visto o voluto vedere. Ora che con i figli c'è un rapporto da adulto ad adulto, vedo che stanno volentieri anche in compagnia dei vecchi (che siamo noi genitori e il nonno). Non hanno ancora famiglia, anzi a dire il vero sono alla ricerca dell'anima gemella, ma penso guardando ad altre famiglie che poi quando ci sarà la loro famiglia ritorneranno anche più spesso ai genitori o meglio sempre all'aiuto dei genitori. Tu che dici?

camilla ha detto...

ciao Serenella, il tuo nome in fondo ti rispecchia... vedi che ore sono? ho fatto tardi perchè così... questa cos della sveglia è pesante.
Domani se vuoi ti rispondo con calma sul Bastard, ora sono strabica, buonanotte!! e grazie della visita.
camilla